di Edoardo Sala

Cara Università,
a pochi esami dalla laurea è giunto il momento di guardare dentro di me e vedere che persona sono diventato dopo tutto il tempo speso con te.

Grazie per avermi mostrato un intero orizzonte di emozioni nuove. Come l’Ansia. Quel sottile velo di nebbia che ti accompagna tutta la giornata, offuscando tutto ciò che hai intorno. Grazie a te ho provato per la prima volta cosa si prova ad essere nel letto con gli occhi sbarrati, a lottare contro la sensazione di non essere all’altezza, di non essere abbastanza, alle 3 di notte, nonostante il sonno arretrato.

Grazie per avermi messo di fronte all’infantilità, all’insensatezza ed alla stupidità dei miei sogni adolescenziali. È stata una botta difficile da superare, ma ora, finalmente, posso dire di essere un adulto. Perché non ha senso studiare economia per metterla al servizio degli altri. È anacronistico pensare di poter cambiare il mondo, tutti insieme, lottando. Ed anche se si potesse, non ne varrebbe la pena: noi dobbiamo pensare a noi stessi, a trovare un posto in azienda, a far strada in una banca di investimento o a pubblicare il più possibile in giornali di classe A.

Se progredisco io, progrediranno tutti, prima o poi, forse.

Mi hai insegnato la saggezza contenuta in tanti anni di dominio mainstream della scienza economica. Mi hai fatto realizzare che non vale la pena spendere tempo in approcci alternativi, perché il pluralismo è fondamentale per la scienza economica, solo se resta dentro alle regole che negli anni la scienza si è data.

Se pure tutto ciò appare contraddittorio, non ha molto senso mettersi a discutere quello che richiede il mercato del lavoro. Pedala lungo i binari già tracciati ed un posto poi lo troverai.

Grazie perché mi hai mostrato il valore della meritocrazia. In questi anni ho imparato che per avere successo nella carriera è fondamentale impegnarsi a fondo, bisogna essere preparati al meglio delle proprie possibilità ogni volta che si viene messi alla prova, perché quando la prova arriverà, non basterà il talento, non basterà l’impegno, ma bisognerà avere una buona dose di fortuna. Così si eccelle. Suona contraddittorio? Sì, ma d’altronde mica hai scritto tu le regole della società, tu ci hai allenato a come sottometterci ad esse e ad essere comunque incredibilmente motivati.

Grazie, cara Università, per aver messo a prova la fiducia nei miei mezzi e nelle mie capacità. Purtroppo, non esistono modi per valutare le performance di uno studente se non i numeri, la media voti, il cv. Aver fiducia in sé vuol dire pensare di essere in grado di prendere i voti che servono per essere competitivo sul mercato del lavoro, perché il resto non conta. Sono più insicuro di una volta, ma un po’ me lo merito, (non sono riuscito ad avere la media sopra al 29).

Grazie per avermi insegnato che la cura della propria immagine è importante per farsi strada nella società. L’hai fatto con il mezzo più potente: la peer pressure. Fatta di sguardi di disapprovazione, di commenti alle spalle, di sensazioni di disagio e di insicurezze.

Grazie perché mi hai mostrato quanto è importante prendere un impegno e portarlo fino in fondo.

Ad ogni costo. Dedicandoci anima e corpo. Anche perché, diciamocelo, il tempo libero è roba per chi non fattura abbastanza.

In questi anni mi hai dato tante opportunità di arricchirmi a 360°. Attività extracurricolari, incontri, seminari, associazioni studentesche. 

Perché ci sono tanti modi per investire le ore che ci avanzano, finiti i propri doveri. Tu mi hai fornito occasioni imperdibili, talmente formative da poter arricchire un cv; roba che chiunque dovrebbe partecipare almeno ad alcune. Grazie perché, senza di te, avrei sicuramente scelto di sprecare il mio tempo in attività minori, che non avrebbero aiutato a sviluppare il mio enterpreneurial spirit.

Grazie perché mi hai insegnato che la salute ed il proprio benessere non contano. Perché alla fine dai, ci stanno tre bicchieri di vino per dormire meglio, tanto domani mattina mi bevo due caffè e torno a studiare.

Quanto ci vorrà perché la caffeina diventi cocaina e l’alcool diventi sonniferi?

Immagino basti aumentare la pressione ed aggiungere un buon numero di colleghi che fa lo stesso. Ma grazie a te, cara Università, sarò pronto a compiere questo passo.

Insomma, grazie perché, nonostante i tuoi sforzi, non credo a nulla di tutto quello che ho appena scritto. Non ho assimilato nulla della tua morale.

Ho capito quanto sarebbe meglio se facessimo l’esatto opposto.

Una parte di me non vede l’ora di non dover più metter piede nei tuoi corridoi, l’altra è più determinata che mai a cambiare tutto questo, e non vede l’ora di metterlo in pratica. Dentro e fuori l’Università.