Abbiamo intervistato Giuseppe Liturri, commentatore economico per StartMag e per La Verità, per capire la situazione delle banche italiane alla luce degli ultimi sviluppi riguardanti la Popolare di Bari.

D: A che punto siamo nel piano di salvataggio della Popolare di Bari?

R: Secondo me siamo a un punto ancora preliminare perché tutto quello che potrà accadere è ancora sottoposto a una serie di incognite. Fra i possibili sviluppi ce n’è uno solo auspicato dal governo, che poi è quello auspicato da tutti noi, credo. Infatti, vedere una banca andare in stato di liquidazione coatta amministrativa non è una bella cosa e non lo auguro. Dunque, c’è un esito auspicato dal governo ma ci sono molte incognite.

D: Come crede che la Commissione europea giudicherà questo piano di salvataggio?

R: Il giudizio della Commissione europea dipenderà dal rispetto di quelle famose condizioni di mercato che regoleranno l’aumento di capitale a favore di Mediocredito centrale, e quindi sostanzialmente dello Stato. Perciò se, come accaduto con il caso della Nord Landesbank (NordLB), la commissione giudicherà quell’intervento avvenuto a condizioni di mercato, dirà di sì, viceversa dirà di no. C’è un piccolo particolare però. Quelle “condizioni di mercato” le conosce solo Dio, sono quanto di più discrezionale possa esistere. Perciò non so come finirà. Se le regole fossero applicate in modo piuttosto rigido, significa che la Popolare di Bari dovrà passare attraverso una cura dimagrante pazzesca. Significa posti di lavoro persi, crediti tagliati. Per compiacere l’Ue bisognerà fare una cura pesantissima.

D: Perché la Commissione ha consentito il salvataggio della Nord Landesbank (NordLB) con soldi pubblici? È un cambio di rotta o sono stati applicati due pesi e due misure?

R: Sono stato tra i primi a commentare questo episodio. Ti devo dire che mi riservo la lettura puntuale delle motivazioni che la Vestager, e quindi la Commissione, ha dato per giudicare quell’intervento come fatto a condizioni di mercato e quindi non valutabile come aiuto di stato. Qui il vizio è all’origine. Le condizioni di mercato non esistono perche non sono comparabili. Allora se sono stati applicati due pesi e due misure lo potremo dire solo dopo un eventuale diniego della Ue a un intervento sulla Popolare di Bari. Se la Ue fosse particolarmente restrittiva nel richiedere quelle condizioni di mercato e se la banca si ritrovasse a essere sottoposta a una cura da cavallo, allora potremo dire che sono stati applicati due pesi e due misure. Sono stato il primo a scagliarmi contro la Commissione quando si è espressa sulla NordLB e le ho imputato il fatto di essersi arrampicata sugli specchi nel provare il rispetto di condizioni di mercato dove il mercato non c’è. La mia accusa alla commissione è stata di arrampicarsi sugli specchi, non di applicare due pesi e due misure. Perciò vorrei vedere come si arrampicheranno sugli specchi sulla Popolare di Bari. E lì vedremo quali saranno le conseguenze.

D: Di recente il presidente dell’Abi (Associazione Bancaria Italiana) Antonio Patuelli ha detto che il bail-in andrebbe abolito. Come giudica questa presa di posizione?

R: Tardiva e a tratti imbarazzante. Nel documento del 2012 in cui l’Abi esprimeva il suo parere riguardo al bail-in di futura introduzione, l’Associazione, pur restando critica su molti aspetti, non si metteva di traverso come era logico attendersi. Anzi, su alcuni punti addirittura non si opponeva alla retroattività del bail-in. La presa di posizione di Patuelli è tardiva e soprattutto giunge al termine di un quadriennio in cui il settore bancario italiano è stato veramente danneggiato da quelle norme.

D: A quattro anni dalla direttiva europea sul bail-in, quali sono stati i principali effetti sulle banche italiane?

R: Guardiamo a quello che è accaduto. Se qualcuno nel 2013 mi avesse detto che di lì a tre anni avremmo avuto Popolare di Vicenza e Veneto Banca in liquidazione coatta amministrativa e Montepaschi di Siena e Carige salvate in continuità (lasciando stare le “quattro banche”) io gli avrei detto: “Sei un pazzo”. È accaduto qualcosa che non era immaginabile nemmeno nel più fosco degli scenari. L’intervento della Perrazzelli [vicedirettrice generale di Bankitalia ndr] in Commissione finanze, letto in controluce, dice una cosa chiarissima. Successivamente all’entrata in vigore del bail-in e fino a marzo 2019, quando finalmente il fondo interbancario ha potuto nuovamente intervenire come soggetto privato nel salvataggio di banche italiane, per quattro anni noi siamo rimasti completamente privi di strumenti di gestione delle crisi bancarie. Non lo dico io, lo dice la vicedirettrice Perrazzelli in audizione. Un disastro unico. Attenzione, la Brrd (Bank Recovery and Resolution Directive ndr) con il bail-in e tutto il resto è applicabile solo in caso di risoluzione. La risoluzione sostituisce la liquidazione coatta amministrativa, che ora è uno strumento speciale di procedura concorsuale applicata a una banca. L’Unione europea ha detto che la risoluzione si applica solo per banche sistemiche, laddove sussiste un interesse pubblico. Perciò la risoluzione alla fine non è stata applicata da nessuna parte. Non a caso le due venete sono andate in liquidazione coatta amministrativa. Un disastro unico, con l’aggravante che noi ci trovavamo le banche ancora in mezzo al guado, bisognose di interventi, cosa che invece gli altri paesi avevano già fatto prima del 2012. Questo è il quadro terribile che abbiamo dovuto gestire negli ultimi quattro anni.

D: E riguardo all’intervento di Bankitalia in commissione Finanze?

R: La cosa che vorrei puntualizzare è il detto e non detto da Bankitalia in commissione, che è clamoroso. Quando Bankitalia dice che è stata per quattro anni con le mani libere, la mia domanda è: “Di cos’altro avete bisogno per capire che i danni fatti al nostro paese sono stati ingenti?”. Bankitalia si esprime in questi termini quando le si imputa un commissariamento tardivo di Popolare Bari. Cosa vuole dire Bankitalia? Vuole dire che probabilmente c’erano gli estremi per commissariare Popolare di Bari prima di marzo 2019, ma se l’avesse fatto avrebbe mandato gambe all’aria la banca, perché non c’era il fondo interbancario pronto a intervenire. Questo nessun commentatore l’ha messo in luce. In pratica Bankitalia che ha ammesso che non ha voluto commissariare una banca che era disastrata, in “stallo gestionale” come avevano scritto loro, perché a loro dire l’avrebbero mandata in liquidazione disordinata, dato che non c’era nulla da fare. Complimenti! Questa cosa è enorme.